COME E' NATO

Da una serie di riflessioni, scaturite dalla consapevolezza che probabilmente è arrivato il momento di aggiungere alle tante autorevoli voci della naturopatia una voce importante che ancora non si era sentita: quella della base. Fermo restando che ovviamente non ci vogliamo sovrapporre, né sostituire a coloro i quali fino ad oggi sono (e che continueranno ad essere) i portavoce “politici" della naturopatia, vorremmo comunque proporre delle iniziative che, per la prima volta, vengono intraprese non da scuole o federazioni, ma da semplici naturopati che lavorano sul campo.

Premesso questo occorre dare una serie di motivazioni alle nostre scelte. Noi siamo convinti che in Italia esistono naturopati e NATUROPATI. I naturopati sono coloro che hanno conseguito un attestato di formazione in naturopatia, e basta. I NATUROPATI, invece, sono coloro che credono nella naturopatia, della naturopatia hanno fatto la loro professione, ci lavorano a tempo pieno e studiano e ricercano nelle loro materie come ogni dignitoso professionista è tenuto a fare. La differenza tra i naturopati e i NATUROPATI è molto grande, ancor più grande della differenza di altezza che separa i diversi caratteri utilizzati per scrivere la stessa parola in questa pagina. La nostra sottolineatura non è una nota polemica, è solo la presa d’atto di una situazione reale che forse crea un ulteriore scollamento nella definizione giuridica di questa disciplina; e la decisione di intraprendere l’iniziativa del RUNI. è scaturita non solo dalla consapevolezza di condividere il peso delle problematiche relative alla nostra professione, ma soprattutto dalla spiacevole constatazione che, l’ormai atavico immobilismo che ruota intorno alla categoria, non accenna a subire mutamenti.

Come NATUROPATI, avvertiamo maggiormente l’umiliazione arrecata dalle varie sentenze della giustizia, e quotidianamente camminiamo in equilibrio sulla sottile linea di confine che intercorre tra NATUROPATIA e abuso della professione medica (art. 348 C.P.). Più che una linea sembra la lama di un rasoio pronta a ferirci in qualsiasi momento. Ma nonostante i continui tagli e ferite l’impressione è che si facciano molte, moltissime parole e pochissimi fatti. Ma intanto noi NATUROPATI dobbiamo lavorare, e lavorare vuol dire rischiare, trovandosi quotidianamente a contatto con i dubbi e le difficoltà che ne conseguono. Riescono a capire tutto questo le scuole che continuano a sfornare a piè sospinto professionisti senza una professione? Riescono a capire tutto questo le varie federazioni e sindacati che pur lodevolmente portando avanti progetti e proposte?

La naturopatia sta vivendo un periodo di stallo dal punto di vista legislativo. Dopo i successi delle leggi regionali (benché non applicate) e l’elaborazione di vari pdl a livello nazionale (comunque poco soddisfacenti), oggi si assiste ad una sorta di inspiegato oblio da parte delle Istituzioni. In controtendenza a quanto avviene nel resto d'Europa, la categoria medica sempre più rivendica metodi, tecniche e principi filosofici della naturopatia. Associazioni di naturopati e gruppi vari hanno difficoltà a dialogare tra loro per mille motivi.

Tutto ciò rischia di demotivare gli operatori e di vanificare il lavoro serio svolto in questi anni da scuole e associazioni. I naturopati viaggiano nell’oblio di uno stato giuridico, in quella terra di nessuno che qualcuno afferma essere la migliore possibilità che abbiamo. Ma questo significa strappare a gente che lavora, e nella quasi la totalità dei casi in modo eccellente, il rispetto che merita. Viviamo in un paese legalista, dove lo status legale è garanzia di affidabilità.

Non possiamo negare questo e disconoscere uno stato di fatto. Non giova a nessuno far finta di niente e lasciare che non si faccia una legge o si regolarizzi una posizione. Meglio avere poche competenze, ma chiare e legali, che molte, fumose e, soprattutto, a rischio. Questo stato di cose oltre ad allontanarci da una seria identificazione professionale, ci mette alla mercè di chi ci vuole etichettare come sciamani approssimativi.

Riflettendo assiduamente su questo stato di cose e abbiamo concluso che, anziché perderci nei tempi biblici di pachidermiche e filosofiche prolissità, che realizzano unicamente inconcretezze, inconcludenze e incongruenze, vogliamo e dobbiamo seriamente darci da fare. Non siamo solo idealisti, siamo anche razionali, obiettivi, pratici, logici, ma soprattutto concreti. E la domanda che ci siamo posti è stata: è talmente difficile quanto impossibile creare un Registro Unico dei Naturopati Italiani? La risposta che ci siamo dati è stata: non solo è possibile, ma in questo momento è doveroso e auspicabile.